La linea del tempo
La panoramica storica di Imperia è riassunta in questa linea del tempo, che traccia otto momenti fondamentali nella storia del territorio.
Ripercorrili uno per uno!
500. Età Romana. I primi insediamenti
Tracce di età romana
Le tracce di epoca romana nel territorio "imperiese" sono piuttosto limitate.
Tardoromano o forse di epoche più remote è il centro "onegliese" sull'altura di Castelvecchio.
Per Porto Maurizio, alla foce del torrente Prino, sono state individuate testimonianze consistenti di insediamenti di età imperiale: qui la piana costiera, nell'antichità, si protendeva sul mare più di ora e l'antica via Julia Augusta attraversava il territorio con un poderoso ponte, oggi sepolto, immediatamente a lato dell'attuale pista ciclabile, sulla primitiva linea di battigia.
Un probabile nucleo secondario sorgeva alla Marina, con funzione di appoggio ad un antichissimo scalo portuale, talmente connesso con la funzione economica dei luoghi da assumere addirittura valore di toponimo.
Fra V e VI sec. d.C. può forse collocarsi lo spostamento dall'abitato del Prino verso il promontorio di Porto Maurizio, in funzione protettiva, mentre il lontano colle di Castelvecchio rimane molto più a lungo, sino a fine 1300, il baricentro della valle Impero.
Nell’immagine a lato, la lapide duecentesca, sita nella Chiesa di Castevecchio.
Intorno all'anno 1000. Medioevo
Il Feudalesimo e il ruolo della Chiesa
Con il Basso Medioevo iniziano a delinearsi con maggiore precisione le realtà urbane di Oneglia e Porto Maurizio, quando l'organizzazione della circoscrizione territoriale nella Marca Arduinica dà alla zona una propria stabilità.
Oneglia è feudo "pontificio", sotto il controllo dei Vescovi di Albenga. Tra 1100 e 1200, periodo della loro presenza signorile, viene mantenuto il ruolo strategico dell'abitato del Castelvecchio, potenziato anche militarmente, connotato come vero e proprio castrum entro cui sorgeva la chiesa matrice di Santa Maria Maggiore, all'occorrenza anche sede istituzionale. Non è ancora possibile immaginare altro che un primitivo nucleo costiero, poi Borgo Peri.
A Porto Maurizio la presenza ecclesiastica è più articolata per il governo "mite e benefico" dei monaci benedettini di Pinerolo, che nel 1064 portano non solo primi germogli di fratellanza sociale, ma introducono coltivazioni in terreni incolti, innanzitutto quella dell'ulivo, dando in prima persona esempio di laboriosità. Neanche un quarantennio prima vi era stata la donazione di una porzione del territorio alle monache benedettine di Caramagna Piemonte, che svolsero una positiva, complementare influenza fondando svariate chiese, ancora oggi capisaldi di religiosità e di arte, soprattutto la chiesa di Piani.
La presenza della figura monastica femminile nell'affresco della Sala Consiliare dell'Abbadessa di Caramagna si riferisce proprio al periodo di sottomissione portorina alle strutture feudali ecclesiastiche.
Nelle immagini a lato, due particolari dell’affresco di Cesare Ferro Milone sito nella Sala Consiliare di Imperia. Il primo mostra l’Abbadessa di Caramagna titolare di vassallaggio feudale concesso dai Marchesi di Torino nel 1028. Il secondo particolare mostra la figura episcopale presente nell’affresco, che regge sulla mano la chiesa emblema di Oneglia, la quale può essere letta quale riferimento simbolico della dominazione feudale vescovile albenganese. La figura potrebbe, alternativamente, essere attribuibile alla figura di Agostino Delbecchi (Oneglia 1697-Cagliari 1777) arcivescovo di Cagliari.
1200. Tra Medioevo ed Età Moderna. Oneglia
La Signoria dei Doria. Il Ducato di Savoia
Nel 1298 la potente famiglia genovese dei Doria acquisisce al costo di undicimila lire genovesi il territorio di Oneglia dalla mensa albenganese. Con lo status del tutto particolare di Signoria autonoma viene così assimilata alla Repubblica Genovese per due secoli e mezzo.
I Doria migliorano l'assetto organizzativo del paese, dando il via ad una fase di sviluppo economico e urbanistico. Da Castelvecchio la popolazione si sposta ad Oneglia e così si consolidano i nuclei abitativi sul mare a scapito dell'entroterra.
Viene parzialmente costruito ex novo un sistema murario, sono innalzati nuovi edifici, tra cui il palazzo dove nacque il futuro ammiraglio Andrea Doria; dal 1488 si avvia la costruzione del castello a guardia della sponda orientale dell'Impero presso la sua foce, che viene poi demolito nella seconda metà del XVII secolo.
Ai Doria il merito di incentivare agricoltura, pesca e allevamento del bestiame, migliorando le condizioni di vita degli onegliesi.
Il 30 aprile 1576 Giovanni Gerolamo Doria decide di vendere il feudo, la cui vita era progressivamente minata dall'amministrazione precaria e rissosa di consignori, fratelli o congiunti, che si avvicendano alla guida del borgo, determinandone una precoce involuzione.
Il feudo viene acquistato dal duca Emanuele Filiberto di Savoia per garantire al suo Stato uno strategico ed essenziale sbocco sul mare.
Oneglia avvia così quel collegamento verso l'entroterra piemontese che ne definirà la struttura urbana con il successivo sviluppo nord-sud verso il Piemonte, privilegiato asse viario e commerciale, ad eccezione della borgata dei Peri lungo la riva del mare, ad oriente, alla base del colle di San Martino.
Nell'immagine a lato, un particolare dell'affresco di Cesare Ferro Milone sito nella Sala Consiliare di Imperia. A sinistra è rappresentato Emanuele Filiberto Duca di Savoia, che acquistò il feudo di Oneglia nel 1576: alle sue spalle lo stendardo con la croce di Savoia. A destra, invece, un armigero in elmo e corazza che regge lo stendardo con l'aquila dei Doria.
1200. Tra Medioevo ed Età Moderna. Porto Maurizio
I marchesi di Clavesana. Il libero Comune e la Repubblica di Genova
Durante e dopo la fase di sottomissione religiosa, Porto Maurizio è feudo dei marchesi di Clavesana, signori aleramici del contado albenganese che dominano la valle dell'Arroscia. Dopo un breve periodo di autonomia comunale, nel 1228 viene ceduta alla Repubblica di Genova con cui sarà "convenzionata" da stretti patti di dipendenza, in un continuo susseguirsi di alleanze ed episodi ostili, che rappresentano il fulcro dell'espansione economico - territoriale genovese nell'area.
Porto Maurizio ha un proprio stemma - il Santo Cavaliere - fin dal XIII secolo.
Dall'età feudale in poi le divergenze tra le due città vicine si accentuano, in una costante alternanza di incontro - scontro: Porto Maurizio protesa sul mare, precocemente sviluppatasi in comune mercantile e Oneglia, territorio vescovile-sabaudo, legata ad Albenga nella resistenza statale a Genova ma poi integrata nella Repubblica Genovese.
La sottomissione diretta a Genova determina, per Porto Maurizio, un'impensabile espansione economica dei modelli locali, tale da portare la cittadina a un livello di ricchezza paragonabile (e in prospettiva, superiore) a quella delle antiche città "vescovili" di Ventimiglia e di Albenga.
Per Oneglia, viceversa, è una continua rincorsa, sino ai fasti ottocenteschi, della ricchezza portorina.
Nell'immagine a lato, un particolare dell'affresco di Cesare Ferro Milone sito nella Sala Consiliare di Imperia mostra San Maurizio a cavallo mentre regge lo stendardo dell'antico Comune di Porto Maurizio.
1500. Riforma e Controriforma. La guerra di corsa, gli sbarchi dei pirati, le drammatiche incursioni
Le torri antibarbaresche e la difesa del territorio
Nel corso del secolo, cruente incursioni barbare interessano drammaticamente la linea di costa. Una tendenza aggressiva di segno opposto rispetto alla seconda metà del 1400 che aveva avuto proprio nel corsaro "Scarincio" di Porto Maurizio una delle sue figure più emblematiche. Il mutamento di campo del 1528, con cui Andrea Doria abbandona il blocco francese per quello ispanico, fino a diventare il più fidato alleato italiano di Carlo V, aveva finito per inserire la Liguria in un più ampio contesto politico che riguardava l'intero Mar Mediterraneo.
Si rende necessario dunque organizzare la difesa dei luoghi e delle terre, per impedire gli sbarchi dei pirati predatori, potenziando le cinte murarie medievali. Si iniziano a edificare le prime torri sui capi di maggiore altitudine, o comunque in zone privilegiate di controllo. Dall'inizio del quarto e fino alla fine del sesto decennio del 1500 è necessaria una migliore difesa costiera, con nuovi bastioni, torrioni e simili. Il problema fu particolarmente sentito dalla Comunità di Porto Maurizio in quanto la punta di San Lorenzo rappresentava un approdo privilegiato per gli scafi barbareschi che penetravano nel territorio compiendo razzie e rapimenti.
Ne è testimonianza la torre di Prarola, costruita dalla Comunità di Porto Maurizio tra 1563 e 1564, ottimamente conservata, oggetto di recente intervento di restauro, "riavvicinata" alla visione di chi percorre la pista ciclopedonale che corre vicina.
Ad Oneglia veniva costruita dalla Comunità, tra 1586 e 1588, la torre della Rabina come presidio difensivo, via via degradatosi per l'azione erosiva del mare e infine scomparsa. Come protezione di crinale è tuttora esistente e ben conservata la torre antibarbaresca di Torrazza, costruita a presidio dell'antico Terziere di San Giorgio dopo una disastrosa incursione barbaresca.
Immagine a lato: P. Ricca, Notturno con Torre della Rabina, olio su tavola, 1900 ca.
Tra fine '700 e inizio '800. Tra rivoluzioni e Restaurazione
Rivoluzione francese e Congresso di Vienna
Dopo gli scontri frontali fra Repubblica genovese e Ducato di Savoia nel XVII secolo, che causarono tanti danni alle due città, entrambe coinvolte nella grande guerra di successione austriaca (1745-1748), Oneglia e Porto Maurizio si riprendevano brillantemente dai danni subiti, aprendo una grande stagione di olivicoltura e commercio oleario locale.
Porto Maurizio ne deriva, ufficialmente, il titolo di Città, riconosciutole dal trattato di Aquisgrana nel 1748.
Sia Oneglia che Porto Maurizio attraversano un felice periodo dal punto di vista artistico-
architettonico nel segno del Barocco e poi del Neoclassico.
Occupata nel 1792 dai Francesi, Oneglia è incorporata nel 1801 nella Repubblica Ligure, come capoluogo della Giurisdizione degli Ulivi.
Porto Maurizio nel 1805 è aggregata all'Impero Francese, individuata da Napoleone come capoluogo di uno dei quattro circondari componenti il Dipartimento di Montenotte.
Dopo le guerre napoleoniche, con il Congresso di Vienna del 1815 e il ripristino degli Stati europei precedenti ai conflitti, l'assetto territoriale del re-instaurato Regno di Sardegna privilegia Oneglia, città storicamente fedele ai Savoia, dal 1816 capoluogo dell'omonima Provincia.
Per Porto Maurizio la ripresa deve attendere la metà dell'800, culminando, grazie a nuovi equilibri nazionali, nella sua elevazione a capoluogo di Provincia, il 14 luglio 1860.
Nelle immagini a lato, possiamo vedere alcuni dettagli delle due basiliche principali. A sinistra, un particolare di capitelli e volta della Basilica neoclassica di Porto Maurizio (la prima pietra veniva posta nel 1781, consacrata nel 1838). A destra, il Duomo barocco di San Giovanni a Oneglia (iniziato nel 1739, inaugurato nel 1762).
1800. Il periodo post unitario. 23 febbraio 1887: Il terremoto
Tre violente scosse sconvolgono la Liguria
Tre violente scosse di terremoto il 23 febbraio 1887 sconquassarono l'intera Città; il sisma più disastroso mai avvenuto in Liguria. Molti i danni in termini di vite, feriti, edifici crollati e lesionati. Da queste scosse deriverà un susseguirsi di atti per le demolizioni di edifici pericolanti e di interventi per la ricostruzione, favoriti dai sussidi concessi ai Comuni danneggiati.
Porto Maurizio, grazie a una configurazione del sottosuolo più favorevole, risentì molto meno delle scosse sismiche. Ci fu un solo decesso. Anche se nessuna casa crollò totalmente, molti edifici furono lesionati al punto da richiederne la demolizione se non sufficienti gli interventi di puntellamento. Il paese medievale risultava inabitabile, come alcune parti della Foce e della Fondura.
Oneglia subì i danni maggiori, contando 20 morti e non meno di 250 feriti. Danneggiati quasi tutti gli edifici pubblici, molte case completamente distrutte, altre parzialmente, la maggior parte pericolanti. La catastrofe, superate le prime tremende angosce, diede il via, però, ad un accorto piano di ricostruzione cittadina a livello viario ed edilizio, sulla base di un piano regolatore lungimirante che diede ad Oneglia un volto nuovo, ponendo le basi per la sua rinascita e determinò per Porto Maurizio, una vera e propria ritessitura dei suoi quartieri più antichi.
Nelle immagini a lato, due targhe in memoria del terremoto del 23 febbraio 1887. A sinistra, a Porto Maurizio; a destra, a Oneglia.
1900. Tra le due guerre mondiali. 21 ottobre 1923: la città è finalmente unificata
L'unificazione fu sancita con Regio Decreto n° 2360 del 21 ottobre, a firma del Re Vittorio Emanuele III e di Benito Mussolini, Segretario di Stato per gli affari dell'interno, Presidente del Consiglio dei ministri, nel quadro di riorganizzazione dell'amministrazione dello Stato disposto dalla legge 3.12.1922 n. 1601.
Il Comune di Imperia nasce dal punto di vita amministrativo il 1° gennaio 1924.
Il percorso del lungo cammino è indicato nel Totem sull'Unificazione cittadina.
1° gennaio 1924, nasce Imperia.
Il manifesto informa la cittadinanza
Approfondisci la tappa dell'Unificazione di Imperia
L'unificazione segna una tappa molto importante nella storia cittadina, perché ne ha cambiato il corso.
In questa sezione si approfondisce il percorso che ha portato a questo momento storico, che ha segnato la nascita della città come la conosciamo oggi e ha superato la divisione tra i due nuclei originari.
La manifestazione del 26 gennaio 1908 Nino Marabotto
Il 26 gennaio 1908, Ennio Gandolfo, vicesindaco socialista di Oneglia, e Filippo Gazzano, sindaco socialista di Porto Maurizio, erano alla guida di due cortei composti da associazioni e cittadini di varia estrazione politica: partiti rispettivamente da Oneglia e Porto Maurizio, i due gruppi si riunirono nella zona di Baitè per presentare al Prefetto della Provincia di Porto Maurizio una richiesta formale di unificazione delle due città.
Dopo questo evento, tuttavia, il processo si arrestò e l’unificazione fu ufficialmente decretata solo il 21 ottobre 1923, con Regio Decreto n. 2360.
Molti anni dopo, negli anni Settanta, l’artista Nino Marabotto dedicò un dipinto ad acquarello all’evento, ma i dettagli fisici dei partecipanti sono solo vagamente delineati.
